Il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, è tornato oggi, giovedì 23 luglio, sulla revoca dei finanziamenti europei alla Fondazione, definendo la Commissione europea “un compagno di strada che oggi ci lascia in ragione di un punto tutto politico, non certamente giuridico e figurarsi se culturale”. Buttafuoco ha ribadito l’autonomia dell’istituzione: “Noi non facciamo politica, non assecondiamo tamburi, siamo chiamati qui alla ricerca nel campo delle arti”, aggiungendo che sottostare alle richieste di Bruxelles avrebbe significato tradire i principi di autonomia e libertà di espressione che rivendica come propri della Biennale da 131 anni.
Le dichiarazioni arrivano due giorni dopo che l’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (EACEA) aveva deciso di interrompere il finanziamento europeo da due milioni di euro destinato alla Fondazione, previsto per il triennio 2025-2028. La decisione, comunicata martedì 21 luglio, ha dato seguito alla raccomandazione ufficiale della vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen, che l’11 luglio aveva annunciato su X la richiesta di revoca a causa della riapertura del padiglione russo alla 61esima Esposizione internazionale d’arte.
La ricostruzione di Buttafuoco e il paragone con la Russia
Il presidente ha inoltre ricostruito lo scambio di lettere con l’EACEA ricorrendo alla favola di Fedro del lupo e dell’agnello, sintetizzata nell’espressione latina “superior stabat lupus”: una prima lettera di contestazione, una seconda in cui la Commissione avrebbe rilevato un’incongruenza sulle date della presunta violazione, una terza con cui la procedura si è comunque chiusa con la revoca dei fondi.
Buttafuoco ha anche accostato la vicenda a un titolo del giornalista Mattia Feltri su HuffPost, secondo cui l’Unione europea avrebbe tolto due milioni di euro alla Biennale mentre avrebbe destinato sei miliardi di euro in sei mesi alla Russia, un paragone che il presidente ha usato per definire incoerente la scelta di Bruxelles. Secondo altre agenzie, la Fondazione avrebbe inoltre annunciato l’intenzione di presentare ricorso contro la decisione.
La vicepresidente Henna Virkkunen ha motivato la richiesta di revoca sostenendo che la cultura finanziata con il denaro dei contribuenti europei dovrebbe promuovere e salvaguardare valori democratici “non rispettati nella Russia odierna”. Il caso era nato a marzo, quando la Fondazione aveva confermato il ritorno della Russia tra i partecipanti nazionali dopo l’assenza forzata dal 2022, anno dell’invasione dell’Ucraina. La procedura di revoca si è sviluppata nell’arco di tre mesi: una prima lettera dell’EACEA il 10 aprile aveva contestato la possibile violazione delle condizioni etiche e politiche legate al contributo, concedendo trenta giorni di tempo per rispondere; una seconda lettera il 12 giugno aveva concesso un ulteriore termine di trenta giorni su questioni ancora irrisolte, prima della raccomandazione definitiva dell’11 luglio e della decisione dell’EACEA del 21 luglio.
Sulla presenza fisica del padiglione russo ai Giardini le fonti concordano: lo spazio non è stato accessibile al pubblico per l’intera durata della manifestazione, aperta il 9 maggio, con un’unica eccezione rappresentata da un evento privato su invito, la performance “The Tree is Rooted in the Sky”, riservata alla stampa e agli addetti ai lavori nei giorni della vernice tra il 6 e l’8 maggio.
Le reazioni politiche in Italia
La vicenda ha alimentato un confronto politico trasversale in Italia. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che già a maggio aveva contestato la scelta della Fondazione di riaprire il padiglione russo disertando l’inaugurazione e disponendo un’ispezione ministeriale conclusasi senza rilievi, non ha finora commentato pubblicamente la decisione dell’EACEA. Dal Movimento 5 Stelle, il capogruppo al Senato Luca Pirondini ha criticato il governo per non aver difeso la Biennale dalla decisione europea. Il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia ha invece sostenuto la linea di Buttafuoco, descrivendo la Biennale come uno spazio di dialogo che non dovrebbe subire censure legate ai conflitti in corso.
La Fondazione ha comunque precisato, in una nota, che il provvedimento non ha un impatto significativo sul proprio bilancio complessivo, ricordando che il contributo europeo rappresentava una quota marginale delle proprie entrate rispetto ai ricavi generati da visitatori e attività proprie.

